E’ strano, proprio strano. Ieri la mia vita sociale è ripresa a battere proprio laddove, due anni fa, aveva cessato d’essere: in un discount affollatissimo.
Due anni fa ero aggrappata al carrello con un malessere terribile, dove la morte sembra abbracciarti stretta stretta, con l’unico intento di farti cascare a terra, tramortita.
Ieri ero aggrappata allo stesso carrello con la voglia matta di far riemergere la mia testa dalle sabbie mobili del dap.
Allo scomparto dei detersivi ho sentito la voce di una signora “Mari, ma sei proprio tu? “. Girandomi ho incontrato due occhi conosciuti che, sgranati, non credevano a ciò che vedevano. Povera signora, pensava mi fossi trasferita dopo aver abbandonato la mia famiglia.
Ah, queste voci di paese…
Ah, queste supposizioni da bar…
In fondo un abbandono lo avevo fatto: rapita dal panico ero praticamente scomparsa da due anni, rintanata come un criceto nell’ovatta putrida di un grave malessere psicologico al quale, purtroppo, ho dato anche il culo e il culo non ha ringraziato nemmeno una volta.
Mi sono messa a chiacchierare tra gli scomparti di un discount, quindi, e in quel momento ho compreso che la mia vita sociale era ricominciata ed è stata un’emozione grandissima, una di quelle emozioni enormi che alle persone “sane” non toccherebbe nemmeno di striscio. Per chi non soffre di panico cosa vuoi che sia una chiacchierata tra il dash e il dixan? O cosa vuoi che sia quel sorriso che ti nasce sul viso nel luogo in cui lo avevi perso?
Ora che sono scesa dall’antenna Sky per una manciata di minuti, gustando un tratto d’indipendenza, credo sia giunto il momento di allenare la mia psiche giorno dopo giorno.
Ieri 15 minuti.
Oggi 20.
Domani tutta la vita, magari!
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