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Marco Travaglio ha una reazione espressiva molto bradipa. Me ne sono resa conto ieri guardandolo qualche minuto ospite della trasmissione di Simona Ventura. Ad esempio, se sorride di o per qualcosa, inizia a sorridere alle 17.00 , completa il sorriso alle 17.02 e alle 17.04 ritorna da dove era partito. Lo stesso vale per il battito di palpebre e, mettendo conto che quest’ultimo è un movimento praticamente automatico, si capisce che il bradipismo è un’importante componente della sua anatomia muscolare.
Chiedersi in quali altre occasioni potrebbe essere bradipo sarebbe da maleducati, quindi sorvolo con entusiasmo.
E devi anche accecarti.
Sono spiacente, perdonami, ma da qui non scendo finché non mi regali i pattini che ti avevo chiesto, finché non mi parli a toni bassi e fino a quando mi guardi con gli occhiali da sole.
Sei tu il mio sole.(urlando)
Pezzo di merda, lasciati accecare, allora.
Cessa vento. Cessa ora, affinché io possa grattarmi il tallone.
Fa freddo, c’è vento da Est ed è facile, in giorni così, sentirsi una bandiera che si dà all’aria in tempesta quanto una cubista si dà alle danze. Solo che io non ho scelto d’essere bandiera.
Mio Dio, quanto prude il mio tallone.
Se proprio dovessi morire e giacere sola su un pavimento di marmo con le venature giallo tartaro, vorrei essere trovata con del rosmarino nel naso, una grattuggiata di limone ovunque si voglia e uno spicchio d’aglio conficcato nella tromba dell’orecchio destro.
Pensa a chi sta peggio di te.
C’è chi sta peggio di te.
C’è sempre qualcuno che sta peggio di te.
Marina sta peggio di me. Giacomo sta peggio di Marina. Alessandra sta peggio di Giacomo. Antonio sta peggio di Alessandra. Giulia sta peggio di Antonio. Stefano sta peggio di Giulia. Veronica sta peggio di Stefano. Carla sta peggio di Veronica. Paolo sta peggio di Carla. Eleonora sta peggio di Paolo.
Mi chiedo: ma qualcuno può stare male in santa pace senza che qualcuno gli dica “C’è sempre qualcuno che sta peggio di te.”? Voglio sentirmi libera dalla retorica, almeno nei miei momenti di aggrovigliamento.
E’ un pensiero breve, per capire come mai, oggi, vedo tutti giù e io mi vedo su e quelli giù sono forti e grandi e io, che sono su, sono piccola e debole. Poi, ascoltando una canzone, ho compreso che, in realtà, ero appesa alle note ed ero diventata un cartone animato piccino. E’ stato bello.
Progressi: nessuno. Ho provato a uscire ma ho sùbito avuto la sensazione di perdere l’equilibrio e, così, anche questa volta, sono rimasta al di qua della porta di casa.
Sinceramente non so nemmeno da dove incominciare; di certo non voglio dare la classica spiegazione: il titolo già chiarisce bene la mia situazione. Volevo scrivere incatenata al posto di infiocchettata, ma poi l’idea del fiocco mi ha trasmesso un piccolo sussulto di dolcezza e, così, mi è uscito fuori un titolo carino, senza grigiori o ombre inquietanti.
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