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Bang. Il panico ti compare d’avanti all’improvviso, come uno sparo alle spalle, senza avvertimenti. Mica ti dice “Ehi, sto arrivando, preparati!”. Ti fulmina mentre sei in pace con la natura, mentre giochi a carte o sei a cena con degli amici. Bum bum e te lo trovi tra le palle e nelle orecchie come una musica tecno che ti fa sentire le sue ripercussioni dentro il cuore. Bum bum. Pam pam. Ti spezza in due, lasciandoti tutta intera. Cazzo. Invece, quando sei lì che lo aspetti da un momento all’altro, tremante e impaurita e pure imbalsamata, se ne sta in disparte come una suocera che ha appena litigato col figlio per colpa della nuora.
Con i piedi freddi non si può amare alcun uomo coi piedi caldi, perché col gelo alle piante si cade in parecchi compromessi pur di infilare i due ghiaccioli al caldo.
Il blog mi dice “Scrivi!” e io non voglio scrivere per attento dispetto. In realtà ne avrei gran voglia. Anche con un blog mi metto a dimenare permalosaggine! Sto messa male, quindi?!
Ciao Babbo.
Ci vuole fegato anche e soprattutto per dire stronzate. Il problema è che quelli che dicono solo cose serie, di fegato ne hanno poco e, quel poco, è rovinato: vivono di parole, solo parole. I fatti, le azioni vogliono le stronzate in prima linea, quasi sempre. Ecco, oggi mi contorco così: con un pensiero inutile, pensando d’essere una stronza in terza fila, mentre acquista 5 panini e 3 ciabatte.
Gasp! Volevo lavare i piatti ascoltando un po’ di musica con le mani infreddolite dall’acqua fredda e irritate dal detersivo e, invece, mi sono trovata i piedi in un’immensa pozzangera. Il tubo m’ha tradita! Così, al posto delle cuffie, ho dovuto prendere mazza e ramazza (mocio!) e tirare di lucido tutto il pavimento e il sotto-lavandino ma prima ho dovuto chiedere aiuto.
Mi è stato detto che chiedere aiuto è un atto di grande maturità e crescita. Bene! Stasera sono cresciuta e maturata come una pera o -per chi ama il genere!- una mela pronta a cadere dall’albero. Per fortuna io sono incastrata su un’antenna e non sono un frutto simpaticamente proibito. E poi è inverno: d’inverno non si dovrebbe mai maturare.
Prima di questo blog avevo un’abitudine: mi alzavo, facevo la pipì, bevevo un caffè e scrivevo sul mio quaderno tre o quattro frasi che mi venivano in mente. Volevo fare lo stesso col blog, ma mi risulta assai difficile, così ho deciso di scrivere i pensierini mattutini su un foglio e poi trasportarli qui.
A me dispiace coltivare broccoli
dentro la mia testa, eppure ve
ne sono migliaia.
Posso dire di avere una testa broccolata.
Tra i mille (broccoli) ecco spuntare
una piccola rosa color arcobaleno:
ogni petalo un colore,
ogni colore un sogno,
ogni sogno un pensiero,
ogni pensiero un sorriso.
Senz’acqua essa campa tra i mille
che, invano, cercano di mangiarla,
farla fuori,
sbriciolarla,
soffocarla.
Io non faccio nulla per salvarla
ma essa sta là, eretta e fiera
e mi rammenta che il giorno vien sempre
dopo la sera.
Una settimana a fare auguri e riceverne senza poter liberarsi dell’incombenza festiva è ciò che si dice un incubo a sei zampe, forse otto. Comprare regali con il Dap tra i coglioni è qualcosa che si avvicina magicamente alla morte interiore, a una sorta di incaprettamento del karma, di inversione sbudellata, a un’extrasistolia emotiva forsennata e io ho dovuto sopportare tutto questo, insieme al discorso di Napolitano –capperi!- che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, alias me medesima, perché io sono diventata un vaso (da notte), nel quale pisciano (?) i piccioni di passaggio che guardano il paesaggio natalizio quasi giunto al termine.



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